A farsi sentire sono state anche le regioni, con i comunicati stampa delle Confindustrie regionali, Veneto e Piemonte in primis, e poi le piccole imprese con Confartigianato e Confapi.
Il decreto fiscale approvato dal consiglio dei ministri registra una drastica riduzione degli incentivi di Transizione 5.0. Le imprese rimaste in attesa delle agevolazioni, le stesse che l’esecutivo aveva più volte rassicurato, subiranno un taglio del 65% del credito d’imposta.
Non solo, ma gli investimenti negli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza, proprio quelli Made in Italy e non quelli Made in China che le aziende erano state spinte ad acquistare, non rientreranno più tra quelli agevolabili. Francamente un po’ troppo per gli industriali, che in una dichiarazione affidata del vicepresidente Marco Novicelli, attaccano il governo, accusandolo di minare “profondamente la fiducia delle imprese” e di scoraggiare “chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia“. Le aziende per così dire ‘esodate‘ dal Piano Transizione 5.0, terminato a fine dicembre 2025, si erano infatti viste garantire, nel corso dell’iter della legge di bilancio, un cospicuo significativo di risorse, in modo da poter finanziare i progetti regolarmente presentati nei tempi previsti. Nella manovra i fondi sono stati trovati, ma nel decreto appena approvato sono stati inaspettatamente ed ingiustificatamente decurtati, in modo “molto penalizzante“, lamenta Marco Novicelli, seguito a ruota dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che invoca subito, già la prossima settimana, un tavolo con i ministri.
A farsi sentire sono state anche le regioni, con i comunicati stampa delle Confindustrie regionali, Veneto e Piemonte in primis, e poi le piccole imprese con Confartigianato e Confapi. A spiegarne la logica è il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, tirato direttamente in ballo dagli imprenditori. “Avevamo una traiettoria, dei programmi di un certo tipo“, sottolinea il ministro dell’Economia e delle Finanze – “ma poi è scoppiata la guerra, uno shock esterno paragonabile a quello della crisi in Ucraina“, che costringe ora l’esecutivo “a fare delle riflessioni” su cosa fare, chi aiutare, chi incentivare.
Non tutto il governo sembra però schierato sulla stessa linea. Nel Consiglio dei Ministri, riferiscono fonti interne all’esecutivo, si sarebbe infatti consumato un duro scontro tra il ministro Giorgetti ed il ministro Urso. Il ministro delle Imprese si è opposto alla riduzione degli incentivi proposta da Giorgetti, con una modalità di contrasto che avrebbe spinto Palazzo Chigi a mediare, esplicitando nel comunicato post CdM la volontà di “avviare nei prossimi giorni un tavolo di confronto con le categorie produttive” e di “valutare, in sede di conversione del decreto, eventuali risorse aggiuntive“.







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