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Assodigit Business Hub. Oltre il SaaS: verso il Software as an Asset

Il 24 settembre, all’interno dell’Assodigit Business Hub di Rome Future Week, un pomeriggio dedicato al nuovo equilibrio tra software in abbonamento, soluzioni personalizzate e integrazione. Un confronto per capire quali tecnologie conviene acquistare come servizio e quali dati, processi, automazioni e conoscenze dovrebbero diventare patrimonio digitale dell’impresa.

Il SaaS ha reso il software più accessibile, veloce da adottare e semplice da gestire. Ma, con il tempo, molte imprese hanno accumulato abbonamenti, piattaforme, licenze e integrazioni che non sempre comunicano tra loro e che, in alcuni casi, finiscono per condizionare i processi aziendali.

Il 24 settembre, dalle 15.00 alle 18.30, l’Assodigit Business Hub dedica un intero pomeriggio a una domanda sempre più rilevante per imprenditori e manager: quale software conviene continuare a utilizzare come servizio e quale, invece, dovrebbe contribuire a costruire un patrimonio digitale dell’impresa?

L’incontro fa parte del programma ufficiale di Rome Future Week 2026 e si svolgerà al Belstay Roma Aurelia, sede esclusiva dell’Assodigit Business Hub nelle tre giornate del 21, 22 e 24 settembre.

La partecipazione sarà gratuita, con iscrizione, e la struttura dispone di un ampio parcheggio interno gratuito.

Dal software in abbonamento alla frammentazione digitale

Negli ultimi anni il modello Software as a Service ha permesso anche alle piccole e medie imprese di accedere rapidamente a strumenti evoluti, senza dover sostenere grandi investimenti iniziali o gestire direttamente infrastrutture complesse.

CRM, piattaforme di marketing, gestionali, strumenti di collaborazione, sistemi di automazione e soluzioni verticali sono oggi disponibili attraverso un semplice abbonamento.

Questa accessibilità, però, ha prodotto anche un effetto collaterale: in molte aziende ogni reparto ha adottato strumenti differenti, i dati sono distribuiti tra più piattaforme e le integrazioni dipendono dalle possibilità offerte dai singoli fornitori.

Il risultato può essere un ecosistema tecnologico frammentato, nel quale:

  • le informazioni restano separate;
  • le attività vengono replicate su più strumenti;
  • i processi devono adattarsi alle logiche delle piattaforme;
  • cambiare fornitore diventa complesso;
  • una parte della conoscenza aziendale rimane intrappolata nei software utilizzati.

Il problema, quindi, non è il SaaS in sé. Il problema nasce quando l’impresa adotta strumenti senza progettare l’architettura complessiva nella quale dovranno operare.

L’intelligenza artificiale cambia nuovamente la scelta

La diffusione dell’intelligenza artificiale, delle API e degli strumenti di sviluppo accelerato sta modificando i confini tra software standard e software personalizzato.

Costruire applicazioni progettate intorno ai processi aziendali è diventato più accessibile. Allo stesso tempo, agenti AI e piattaforme di integrazione consentono di collegare strumenti già esistenti, interrogare fonti differenti e automatizzare attività che prima richiedevano interventi manuali.

La scelta non è più soltanto tra make or buy, costruire oppure acquistare.

Oggi le imprese possono adottare un approccio make, buy or blend:

  • utilizzare servizi già disponibili per le funzioni standard;
  • integrare piattaforme e dati quando non è necessario ripartire da zero;
  • sviluppare le componenti che rappresentano un elemento distintivo per l’azienda.

La vera sfida è riconoscere la differenza tra ciò che è una semplice funzione operativa e ciò che contribuisce a costruire vantaggio competitivo, conoscenza e capacità organizzativa.

Cosa significa Software as an Asset

Con l’espressione Software as an Asset proponiamo un modo diverso di valutare la tecnologia aziendale. Il software non viene considerato soltanto come uno strumento che eroga un servizio, ma come una componente capace di far crescere nel tempo un patrimonio formato da:

  • dati organizzati e accessibili;
  • conoscenza aziendale strutturata;
  • processi formalizzati;
  • automazioni proprietarie;
  • integrazioni tra sistemi;
  • applicazioni costruite intorno al modo di lavorare dell’impresa;
  • agenti AI capaci di utilizzare informazioni e regole aziendali.

Asset, in questo contesto, non significa necessariamente possedere ogni riga di codice o sviluppare tutto internamente. Significa mantenere controllo, accessibilità e possibilità di evoluzione sulle componenti digitali che generano valore per l’organizzazione. Un software diventa realmente un asset quando non si limita a risolvere un’attività momentanea, ma accumula valore, conoscenza e capacità operativa insieme all’impresa.

Non tutto deve essere costruito

Passare dal SaaS al Software as an Asset non significa abbandonare gli abbonamenti o sviluppare internamente qualsiasi applicazione.

Per molte funzioni standard, il SaaS rimane la soluzione più razionale: è rapido da implementare, viene aggiornato dal fornitore e consente di accedere a tecnologie che sarebbe inefficiente replicare.

La personalizzazione, inoltre, non genera automaticamente valore. Può produrre nuovi costi, rigidità tecnologiche e dipendenze se viene affrontata senza una strategia, senza competenze adeguate o senza una chiara responsabilità sulla sua evoluzione.

La domanda corretta non è quindi “SaaS o software proprietario?”, ma: quali componenti possono rimanere standard e quali devono essere progettate intorno all’identità, ai dati e ai processi dell’impresa?

Le domande al centro dell’incontro

Attraverso visioni a confronto, esperienze aziendali e casi applicativi, il pomeriggio affronterà alcune decisioni concrete:

  • quali funzioni conviene continuare a utilizzare in abbonamento;
  • quando la personalizzazione genera un vantaggio reale;
  • quali processi rappresentano un elemento distintivo per l’impresa;
  • come mantenere controllo e portabilità su dati e conoscenza;
  • quando integrare strumenti esistenti e quando sviluppare nuove componenti;
  • come evitare che la personalizzazione generi nuovi costi e rigidità;
  • quali condizioni trasformano una soluzione tecnologica in un patrimonio capace di evolvere.

L’obiettivo è offrire a imprenditori e manager criteri più solidi per decidere, superando sia l’accumulo indiscriminato di piattaforme sia l’idea che costruire internamente sia sempre la scelta migliore.

Un caso concreto: Fluxbit AI

Nel corso dell’incontro verrà presentato anche Fluxbit AI come caso applicativo del modello Software as an Asset. Fluxbit AI è una piattaforma progettata per integrare CRM, dati, conoscenza aziendale, automazioni e agenti AI, adattandosi progressivamente ai processi dell’impresa. Il caso permetterà di osservare come un’infrastruttura gestita possa evolvere nel tempo, collegare componenti standard e personalizzate e contribuire alla costruzione di un patrimonio digitale aziendale.

Non sarà una semplice presentazione di prodotto, ma un’occasione per analizzare concretamente:

  • quali componenti possono essere condivise e standardizzate;
  • quali devono adattarsi alla singola organizzazione;
  • come integrare strumenti già presenti in azienda;
  • come trasformare dati e processi in conoscenza utilizzabile;
  • quali condizioni rendono una piattaforma realmente evolutiva.

A chi si rivolge

L’evento è pensato per:

  • imprenditori e titolari di PMI;
  • CEO e responsabili delle decisioni tecnologiche;
  • manager dell’innovazione e della trasformazione digitale;
  • responsabili IT, operations, marketing e vendite;
  • aziende che utilizzano numerose piattaforme non integrate;
  • organizzazioni che stanno valutando applicazioni personalizzate, automazioni o agenti AI;
  • consulenti e provider coinvolti nella progettazione di ecosistemi digitali aziendali.

È rivolto soprattutto a chi non vuole limitarsi a scegliere un altro software, ma intende comprendere quale architettura tecnologica possa sostenere la crescita dell’impresa nel tempo.

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