La crescita dell’export a giugno di oltre un punto e mezzo e l’incremento, su base annua e trainato dalla cantieristica navale, del 5,1% in volume dimostrano una elevata dinamicità del nostro tessuto produttivo.
Mentre il saldo commerciale si attesta su un lusinghiero +24miliardi rispetto al primo semestre del 2025.
Un successo, quello del Made in Italy nel mondo, che ci ha portato ad essere quarti esportatori mondiali superando il Giappone.
Tutto grazie a un efficiente esercito di PMI che, insieme alle aziende di grandi dimensioni, mostra la capacità tutta italiana di essere esportatori flessibili, che superano anche le barriere commerciali.
A tutto questo, andrebbero aggiunti i dati del PIL, nel 2023 tornato sopra ai valori del 2007.
Dodici mesi fa il Prodotto interno lordo ha fatto segnare un +206 miliardi rispetto a 19 anni fa, la crescita pro capite post pandemica è a +6%, superiore a quella della Spagna, un PIL maggiore di quello tedesco, candese, giapponese e del Regno unito.
Numeri che dimostrano come l’abisso economico sia solo negli occhi di chi guarda.
Quelli di una sinistra abituata a previsioni apocalittiche solo perché scollegata dalla realtà, chiusa nel suo fortino a leggere, sistematicamente, i dati con la lente sbagliata dei cantastorie.
Perché la differenza sostanziale è una: mentre noi abbiamo come unico obiettivo la crescita dell’Italia e il benessere degli italiani, loro dipingono una situazione irrealistica solo per il bieco obiettivo di andare al governo e soddisfare i loro personali interessi non quelli dei cittadini.




